Superbonus al 110% per efficientamento: le perplessità

È stato approvato il superbonus al 110% per la riqualificazione energetica. Dal punto di vista delle imprese edili, però, ci sono aspetti che non vengono del tutto considerati. Li mette in luce Cecilia Hugony, A.D. di Teicos Group, impresa che ha un'importante esperienza nella riqualificazione energetica del costruito tramite cessione del credito.

Teicos è stata la prima impresa edile in italia a chiudere un contratto con la piattaforma ANCE Deloitte e ha gestito le pratiche e i lavori di riqualificazione del primo condominio della città di Milano riqualificato con cessione del credito in associazione con il bando comunale BE2.

Approfondimento a cura di Cecilia Hugony A.D. Teicos Group

Cessione del credito per bonus casa

Riteniamo che questo sia deleterio da ogni punto di vista. Dal punto di vista delle imprese: a oggi qualsiasi prodotto bancario (tipo prestito ponte) si basa sul merito creditizio dell’impresa; se la cessione del credito si ha solo sulle opere Ecobonus, l’impresa ha bisogno di farsi finanziare una percentuale ridotta del suo fatturato, che generalmente è composto da un mix di prodotti tra bonus casa ed eco – sismabonus.

Ora, se tutto va in cessione, la richiesta di supporto finanziario cresce di gran lunga adì oltre la metà del fatturato, rendendo insostenibile la situazione. In conclusione, il mercato della ristrutturazione rimarrebbe solo nelle mani delle grandi utilities, che però non sono né pronte né interessate a quest’attività. Di conseguenza avremo un blocco di molti mesi del mercato.

Dal punto di vista del parco immobiliare: se è vero che bisogna fare riqualificazione energetica e antisismica del nostro obsoleto parco immobiliare per ridurre lo spreco energetico e aumentare la sicurezza, l’incentivo pubblico deve orientarsi però su questi interventi, non sulla sostituzione tecnologica necessaria di componenti degradate e basta. In altre parole, la riqualificazione energetica si fa oggi in quegli edifici dove occorre risolvere problemi di degrado (finestra di opportunità) e c’è una convenienza economica nell’upgrade dell’intervento (da manutenzione a efficienza energetica) determinato dalla cessione del credito. Nel momento in cui questa esclusiva sparisce, il mercato tornerà quello di prima.

2. Cessione del credito alle banche

L’iniziativa è lodevole ma bisogna essere concreti: le banche ci metteranno tempo ad attrezzarsi (8 mesi? Un anno?); lesineranno il prodotto alle imprese di costruzioni lamentando il merito creditizio (come hanno fatto finora con i prestiti ponte). Pensiamo che la cessione alle banche è già possibile per gli incapienti, ma nessuna banca ha mai attivato il prodotto e l’AdE non ha mai pubblicato la circolare per renderla operativa. Quindi: benissimo alla norma, ma progettiamo come fare andare avanti i cantieri finché questa norma non sia realmente utilizzabile e applicabile (per esempio, senza ampliare gli interventi cedibili!)

3. Ecobonus 110% recuperabile in 5 anni + cessione

Bene a questa possibilità se non investe tutti i cantieri in essere – se no bisognerebbe rivedere tutti i contratti con enormi disagi. Ecco i punti:

1.  I cinque anni devono rimanere tali anche nella seconda cessione, non solo per la prima (ossia lo sconto in fattura), in modo tale da evitare variazioni di prezzo al cliente.

2. Inseriamo un requisito tecnico supplementare coerente con il Pniec per limitare gli interventi in corso sui quali sia applicabile: risparmio di energia primaria del 50% (EPh gentot), in modo tale da renderlo interessante per gli interventi attualmente in fase di progettazione – va bene anche il doppio salto di classe.

3.  NON MODIFICHIAMO i passaggi “burocratici” per la cessione del credito, in modo tale da evitare un nuovo blocco in attesa di chiarimenti e interpelli.

4. Eliminare il requisito di applicazione dei CAM (Criteri ambientali minimi) ai materiali utilizzati nell’intervento. L’applicazione dei CAM ai lavori edili è stata sospesa dall’ANAC il 5 maggio 2020 fino alla pubblicazione di un nuovo decreto, a cura del Ministero dell’Ambiente, che contenga nuove definizioni. In questo momento quindi non pare opportuno esigere la loro applicazione per il super ecobonus.

Cosa dovrebbe cambiare con il nuovo decreto rilancio per chi decide di fare un intervento di riqualificazione energetica?

Le novità saranno usufruibili a chi sta già progettando il proprio intervento; la durata dei provvedimenti è molto ridotta (scadenza delle misure a dicembre 2021 per spese dal 1 luglio 2020) per cui il target ideale è il privato che sta già pensando a cosa fare e sta già lavorando sul progetto.

Chi ha previsto interventi di efficientamento potrà usufruire del superbonus al 110%, se utilizza materiali con che rispettano i criteri ambientali minimi previsti per i lavori pubblici e se ha pianificato un intervento che migliora l’edificio di almeno 2 classi energetiche; potrà tenersi questo credito fiscale  per sè, finanziando direttamente l’intervento e recuperando in 5 anni tutti i costi, oppure cederlo all’operatore economico che fa gli interventi. Non è detto però che gli interventi saranno senza costi: il decreto infatti fa riferimento alla futura definizione di massimali di spesa per tipologia di intervento, che si aggiungono ai massimali per appartamento. Solo quando avremo in mano questi nuovi massimali potremo sapere se il super sgrvio fiscale coprirà davvero tutto l’importo dei lavori. È prevista la cessione alle banche ma ancora non sappiamo se i tempi per rendere questa opportunità operativa potrebbero conciliarsi con la durata del super ecobonus. È stato pubblicato il decreto ma ora occorre aspettare la sua conversione in legge, poi il nuovo decreto del MISE per la definizione dei massimali, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che lo renda  operativo, infine che gli istituti di credito creino un prodotto apposito. I tempi potrebbero essere molto dilatati. Il consiglio quindi, per chi preferisce intraprendere questa strada, è affidarsi agli operatori economici che già offrono questa modalità di pagamento.

Teicos Group è un’impresa di Costruzioni nata a Milano nel 1995 specializzata in interventi sul costruito; si compone di tre società: Teicos Costruzioni S.r.l., Teicos Immobiliare s.n.c. e Teicos Ue S.r.l. Nel corso degli anni ha acquisito una notevole esperienza non solo nella realizzazione di strutture, coperture continue e discontinue, impermeabilizzazioni, isolamenti e rimozione di amianto, ma anche nel campo delle energie rinnovabili, della riqualificazione edilizia e del green building. Il recupero del patrimonio edificato è una scelta strategica della nostra azienda, che ha posto lo sviluppo sostenibile come centro della sua visione. Teicos propone un modello organizzativo basato su un alto livello tecnico dei capi commessa (ingegneri e architetti), sull'equilibrio di genere e sulla digitalizzazione, centralizzazione e condivisione delle conoscenze acquisite attraverso la struttura aziendale. L'innovazione nel cantiere e nei modelli di business è sviluppata in collaborazione con partner italiani e stranieri nell'ambito di progetti di ricerca e sviluppo finanziati dalla Commissione Europea e da Regione Lombardia come Sharing Cities (Horizo 2020), SPICA e Bi-Smart.

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